martedì 2 settembre 2014

Quel che si vede non è quel che c'è!

Alcune settimane fa, vedendo una trasmissione su Telestar,un emittente che di tanto in tanto osservo, ho avuto occasione di  conoscere l'esistenza di un ritrovato moderno di un antico gioco detto Zootropio3D.

L'osservazione attenta di tale dimostrazione mi ha subito riportato alle parole di un certo Rocco Bruno, che spiegava in termini più comprensibili ai comuni mortali la meccanica del funzionamento della vista.

I suoi schemi a mio avviso sono già di per se comprensibilissimi, ma senza stupore immagino già che molti hanno ben altri interessi e quindi rimane un po' utopico, pensare che unire i puntini sia la stessa cosa per tutti.

Per tornare al nostro Zootropio3D che mi pare di capire funzioni con la semplice intermittenza di frame di luce con frame di buio, mi  ricollego al fatto che appunto R.B. faceva notare in una sua conferenza che anche NOI percepiamo la luce come una macchina fotografica quando apre e chiude l'obbiettivo per imprimere l'immagine sulla pellicola,con un frame che mi sembra sia intorno  16 o 32 millesimi di secondo (non importa il dato preciso, è importante avere chiaro che ci sono dei momenti di scuro) e quel che noi vediamo è il fermo immagine di quell'istannte che  segue il precedente,dando cosi la visione di quel che percepiamo.
Ma se noi allungassimo o accorciassimo quel frame,siamo sicuri che quel che vediamo ora ci apparirebbe allo stesso modo?

Alla Walt Disney lo sanno già da molto tempo, e giocano,
fanno film da botteghino e si arricchiscono.
Cosa aspettiamo ad accorgercene anche Noi?

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